La missione a partire dalla città

9 agosto PDF Stampa E-mail
Mercoledì 08 Settembre 2010 09:43

Già a colazione si cominciava a parlare di valigie, aerei, orari. Una vaga tristezza si è impossessata di tutti, ma nessuno ancora l’ha resa esplicita.
Ancora vigna, ma non ci saremmo mai stancati di avvitare in tutte le salse i tralci che così tanto favoriscono la socializzazione. Solo che era anche richiesta mano d’opera in cantina.  Anche passare lo straccio o spazzare è visto come un privilegio per le poche ragazze che salgono in cantina, e hanno modo di passare la mattinata in questo microcosmo di produzione ridotta, etica, di qualità. Abbiamo degustato e apprezzato la bontà del vino che nasce alla fine del ciclo di lavoro di questa gente. “L’acqua fa male, il vino fa cantare”.

Aspettavamo questo momento da giorni, e alla conclusione del campo ci siamo portati un po’ di questi frutti a casa. Syrah, Cataratto, i Blend:  l’etichetta libera terra si troverà nelle nostre tavole sparse in tutta Italia.
La conclusione di un percorso e la separazione può non essere amara, grazie ad una ben precisa consapevolezza, per cui sappiamo adesso che il cammino di un popolo è il cammino di ognuno di noi. Arrivati ad un certo punto ci si guarda indietro e si scopre di aver seguito una traccia, di aver costruito fuori e dentro di noi delle certezze, e averle acquisite secondo un criterio. Partendo dai primordi del vecchio testamento, siamo infine arrivati alla Gerusalemme celeste.
Danila ha dimostrato che la passione esiste. Perché l’enfasi che ha messo nella sua catechesi sapeva di energia, di grande convinzione e sicurezza della verità insita in questo passo. Meraviglioso e “apocalittico“, è allo stesso tempo straordinariamente attuale, vivendo noi in una realtà babelica in cui la mafia è solo una delle strutture di potere che avvelenano le comunità e distruggono il pianeta. È ben assodato che la città di Babele è propria della degenerazione umana, visibile a tutti perché violenta, rumorosa, di massa.
Mozza il fiato invece, la notizia che anche il regno dei cieli è qui, ma in forme diverse, lontane dagli strumenti di propaganda e comunicazione massiva che conosciamo. È piuttosto la Gerusalemme silente, graduale, determinata, testarda delle comunità di base in Sud America e  Africa, così come quella di tutti gli umili costruttori di pace e speranza che lavorano a fianco di chi chiede aiuto. È la società vincente di oggi e domani, che resisterà alla Babilonia strozzata dalla sua stessa schizofrenia.
Solo con gioia è possibile allora rimboccarsi le maniche e assumersi le proprie responsabilità senza più deleghe, poiché la comunità, nel nome disinteressato dell’amore di Dio, è un risultato arduo e sudato, ma una volta raggiunto garantisce il benessere di tutti; e soprattutto, se Dio è qui, e noi siamo i fautori del suo disegno, la soddisfazione non è più quantificabile, è solo celeste.
Il sentimento predominante è decisamente di tensione propositiva e di fiducia ben salda nel terreno fertile che siamo diventati.
Emblematico questo stralcio di discorso
-“Pietro.. Ma tu … continuerai a farti scegliere ….. O finalmente sceglierai?”- (citazione della citazione)
- “Io? sceglierò!!!!”- pausa - “Anzi.. Ho già cominciato

Piccola lacrima, ma sapevamo che l’emozione suprema doveva ancora venire

 

Comunità di resistenza

padre alex

“ Non basta leggere l’impero:

occorre resistere all’impero!

E si resiste non da soli

ma in comunità, in gruppi

che trovino la forza di

leggere la Parola,

di ritradurla nell’oggi. “

 

Da ricordare....

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