| Un uomo del Dio vivo |
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| Mercoledì 11 Ottobre 2006 18:44 |
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“Monsignor Gianfranco Masserdotti aveva l’abitudine di fare chilometri e chilometri in bicicletta. Anche ieri pomeriggio era uscito per una corsa quando è stato affiancato da un camion che l’ha superato. In un secondo momento, il vescovo ha tentato a sua volta di superare l’automezzo ma si è spinto sull’altra carreggiata dove arrivava una vettura che l’ha investito in pieno..... È morto sul colpo”: così padre Antonio Guglielmi, missionario comboniano e confratello di monsignor Masserdotti, ha spiegato alla MISNA le circostanze della morte del vescovo di Balsas, nello stato di Maranhao, e presidente del Consiglio indigenista missionario (Cimi). “Le sue spoglie riposano ora nella camera ardente presso la Cattedrale di Balsas dove domani alle 9 si svolgeranno i funerali. ‘Dom’ Franco sarà sepolto accanto al suo predecessore, monsignor Rino Carlesi, anche lui comboniano. Messaggi di cordoglio sono arrivati da tutto il paese e diversi vescovi, tra cui due originari come lui di Brescia, stanno raggiungendo Balsas per rendergli l’ultimo saluto” prosegue il missionario. Le ultime settimane solo state tragicamente luttuose per la Chiesa brasiliana: “Il 27 agosto scorso abbiamo perso monsignor Luciano Mendes de Almeida, gesuita, arcivescovo di Mariana, e il 14 settembre monsignor José Mauro, vice-presidente della Commissione pastorale della terra (Cpt), anche lui per un incidente stradale. Pastori, insieme a dom Franco, molto amati dai brasiliani” conclude padre Guglielmi. Nato a Brescia il 13 settembre 1941, monsignor Masserdotti era stato ordinato sacerdote nel 1966. (www.misna.org, 18-09-06)
Nato a Brescia il 13 settembre 1941, entrato giovane nell’Istituto dei Missionari Comboniani, fu ordinato sacerdote il 26 marzo 1966. Laureato in sociologia all’università di Trento, fu assegnato alle missioni del Brasile Nord-Est nel 1972 dove rimase fino al 1979. Quello stesso anno fu richiamato a Roma in qualità di membro della “Capitular Preparatory Commission” in vista della riunificazione dei due Istituti di ramo italiano e tedesco e la revisione delle Costituzioni. Dal 1979 al 1985 fu Assistente Generale. Nel 1986 fu nuovamente assegnato al Brasile Nord-Est. Il 2 marzo 1996 fu consacrato Vescovo e il 15 aprile 1998 assunse la responsabilità della Diocesi di Balsas. All’interno della Conferenza Nazionale Episcopale del Brasile (CNBB) svolgeva le seguenti funzioni: Presidente della CIMI (Conselho Indigenista Missionário) e Vice-Presidente della Commissione Missionaria della CNBB. Dal 2004 faceva parte anche della Commissione del CELAM: “Dimensão Missionária de Além – Fronteiras”. La Famiglia Comboniana lo ricorderà sempre come un religioso dalla grande sensibilità umana e spirituale, un missionario dedito totalmente alla causa dei poveri e un Vescovo illuminato e profondamente impegnato a preparare una Chiesa locale autosufficiente, significativamente presente sul territorio, dialogante con tutti, particolarmente attenta ai “più poveri e abbandonati” e missionaria, aperta a tutti i continenti. (P. Arnaldo Baritussio, www.comboni.org
Di
don Franco, così tutti lo chiamavano in Brasile, mi resta il regalo più
bello: un prezioso anello di legno “in segno di vicinanza ai popoli
indigeni”, come mi disse quando me lo donò due anni fa, di passaggio a Roma.
Tutta la MISNA, che dom Franco aveva incoraggiato e accompagnato fin
dall’inizio per dare voce ai “popoli risorti”, come i missionari chiamano i
popoli indigeni brasiliani, si stringe attorno a lui in un abbraccio, ancora
stordita per il dolore di un lutto inaspettato. Ricordo il suo sorriso
sempre accogliente, la voce ferma ma pacata,
Messaggi
di cordoglio e solidarietà ai congiunti e ai confratelli comboniani sono giunti
nelle ultime ore da diocesi e ordini religiosi di tutto il Brasile per
l’improvvisa scomparsa di monsignor Gianfranco Masserdotti, vescovo di Balsas e
presidente del Consiglio indigenista missionario (Cimi), morto ieri in un
incidente stradale. “L’epistola di San Giacomo corrisponde a quella che è stata
la sua vita, “A che serve, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha
opere? Può la fede salvarlo?» Don Franco ha vissuto la sua fede nella pratica,
nel dono e nel servizio agli altri. Sempre nella difesa dei più poveri,
specialmente degli indios” ha scritto in una nota monsignor Xavier Gilles,
presidente della Conferenza episcopale regionale del Nordest 5, nello stato di
Maranhao. “Testimone di fede e autentico profeta” lo ha descritto monsignor
Augusto Alves de Rocha, vescovo di Oeiras, ricordando che dom Franco “annunciava
il Vangelo col sorriso e con l’enorme solidarietà con i più deboli. Primeggiava
per la sua semplicità – ha aggiunto Monsignor de Rocha – ed è morto provando
questa sua semplicità in mezzo alla sua gente, in sella a una bicicletta”. Per
monsignor Bruno Pedron, presidente della Cimi regionale 1, monsignor Masserdotti
è stato “un amico fraterno e un lottatore per la difesa dei diritti dei nostri
fratelli indigeni, di cui ci mancherà immensamente la presenza”. Del vescovo
scomparso, l’arcivescovo di Belém, Pará, monsignor Orani João Tempesta, ricorda
il motto episcopale “Perché abbiano la vita” (Ut vitam habeant): “È stato questo
il suo percorso dedicato a servire il prossimo”. La direzione nazionale delle
Pontificie opere missionarie si è detta “scioccata dal tragico incidente che ha
tolto la vita al caro dom Franco. Con lui la Chiesa del Brasile perde un
generoso pastore che ha dato impulso costante alla dimensione missionaria al di
là delle frontiere”. Nato a Brescia il 13 settembre 1941, monsignor Masserdotti
fu ordinato sacerdote a Padova il 26 marzo 1966. Fu nominato vescovo il 22
novembre 1995 e ordinato il 2 marzo 1996 a Balsas. T |



l’entusiasmo e la passione
nella difesa dei più piccoli, “degli ultimi”, per il diritto a una “terra
senza mali”, un antico mito degli indios Tupis-Guaraní che, come ci spiegò,
“indica un luogo senza dolore, dove le piante nascono spontaneamente, la
manioca è già disponibile in farina e la cacciagione va da sé nelle mani del
cacciatore”. Questa terra – diceva il vescovo comboniano scomparso ieri in
un incidente stradale – “dove la natura è rispettata e la cultura di ogni
popolo diventa armonia universale, è il sogno dei popoli ancestrali e dei
popoli di oggi”, un sogno per cui “vale la pena vivere e seminare quelli che
un giorno saranno alberi e frutti di pace”. Mi resta impressa un’immagine
che mi descrisse nell’aprile di sei anni fa quando era a Porto Seguro, nello
stato di Bahia, dove migliaia di indigeni si erano riuniti in occasione dei
500 anni dalla ‘scoperta’ del Brasile. “La polizia è intervenuta disperdendo
i manifestanti. Tra loro c’era un indio, Gildo Jorge Terena, che si
trascinava in ginocchio e con le braccia aperte verso gli agenti, implorando
di non essere colpito. Non ho potuto fare a meno di pensare alle braccia
aperte di Gesù crocifisso, che dovette affrontare dolore e morte perché noi
vivessimo in abbondanza”. Monsignor Gianfranco Masserdotti ci lascia con il
suo messaggio di dialogo e amore come “semi che germinano in un campo arido
per un Brasile che senta davvero l'orgoglio di essere multietnico e
multiculturale, che abbia cura dei più piccoli, affinché le culture oppresse
siano finalmente riscattate e valorizzate”. (di Francesca Belloni,
ra gli incarichi ricoperti,
presidente del Cimi e della Commissione episcopale delle missioni e responsabile
delle missioni ‘ad gentes’ del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam,













