|
Sabato 15 Dicembre 2007 10:52 |
|
Non è l'ultimo film dei Vanzina ma gli auguri che ci invia dal Brasile p. Roberto, che ha vissuto con noi un campo di lavoro allo zen
Carissimi amici, in questa festa di Santa Lucia vi scrivo per gli auguri natalizi e raccontarvi le ultime novità. Da pochi giorni le scuole sono finite e Fabiano José, Francisco Carlos e Carlos Eduardo, i tre giovani “progetti di comboniano” sono tornati in famiglia. La casa è rimasta ben silenziosa senza di loro!
Annunciata da migliaia di insetti fastidiosi, finalmente ieri abbiamo avuto la prima debole pioggia, preludio della stagione che inizierà in gennaio e si protrarrà fino a giugno luglio.
Ho passato ritirato e immerso nel verde questo fine settimana dell’Immacolata con 40 ado-giovani della nostra comunità. Il tema dell’incontro “discepoli e missionari oggi”, la voglia di vita dei ragazzi associato al “si” del Vangelo della giovane Maria di Nazaret sono davvero stimolanti.
Mi accorgo sempre + di come sia importante la risposta che diamo o non diamo alla domanda che l’avvento ci pone: cosa speriamo, chi aspettiamo?
Noi diventiamo quello che speriamo.
La grande paura dei giovani della periferia è di morire prima del tempo.
Il documento ecclesiale di Aparecida ha confermato in America Latina la scelta dei poveri e dei giovani. Dentro la grande priorità di “giustizia e pace”, le linee direttrici dei comboniani in Brasile sottolineano l’impegno per i “giovani di pace”.
La violenza della periferia, la ragazzina rinchiusa in carcere con venti uomini e più volte violentata, i 14 pistoleros che il mese scorso nella diocesi vicina hanno invaso un villaggio e assassinato l’indio Tomé Guajajara e il contadino sindacalista Lourenço… sono tutte sfide che possono immobilizzare o possono ricordare che Dio non abbandona mai il suo popolo, alimentando così la speranza di giorni migliori.
Un esempio è il vescovo francescano Luís Flavio Cappio che da giorni digiuna e prega per protestare contro il governo che sta per commettere un’altro crimine ecologico cambiando il corso del fiume São Francisco, un altro è il prossimo “social forum mondiale” che sarà realizzato in Brasile, nel vicino stato amazzonico del Parà, nella capitale Belém (Betlemme in italiano, il nome già è significativo).
In questa settimana dedicata alla dichiarazione universale dei diritti umani, padre Carlo e la pastorale carceraria sono ancor più stimolati a raccogliere dati e prove che possano mostrare chiaramente alla società civile e al governo come nel Maranhão la tortura continua a imperversare nella polizia e nel sistema penitenziario.
Anche l’elaborazione del piano pastorale della parrocchia São Daniel Comboni vuole essere una risposta a queste sfide.
In un fine settimana di novembre, 40 delegati delle tredici comunità ecclesiali di base e delle dieci pastorali attuanti hanno dapprima evidenziato gli avanzi, i problemi e i sogni della missione. Poi ci siamo chiesti cosa significhi dopo 25 anni di presenza comboniana e nel nostro contesto periferico essere oggi una “parrocchia missionária”, proponendo più volte il tema della “giustizia e pace” che deve permeare tutti gli aspetti della vita ecclesiale e sociale.
Il Comboni ci voleva “santi e capaci”. Abbiamo così sottolineato cinque dimensioni che dovranno essere integrate meglio nei prossimi quattro anni: essere chiesa accogliente (60% del popolo di São Luís si dichiara cattolico, ma qui da noi pochissimi partecipano e hanno avuto una piccola catechesi), orante (la comunità riconosce e celebra il progetto di liberazione di Dio), samaritana ( viviamo in un contesto di esclusione), profetica (alla denuncia fatta insieme alla società organizzata va associato l’annuncio), missionaria ( gruppi di strada visitano e pregano con le famiglie vicine. Nonostante le nostre povertà é giunto il momento di svegliare l’interesse per la missione ad gentes).
La questione economica dovrà essere una preoccupazione permanente e in questi anni il sogno è raddoppiare il numero delle famiglie che collaborano mensilmente con le comunità. L’assemblea ha poi votato due progetti prioritari: la formazione biblico-liturgica e socio-politica degli agenti pastorali che possano sostenere il piano e la missione in stile samaritano per diventare prossimo delle realtà di esclusione.
L’ultimo passo è stato l’elaborazione del cronogramma pastorale per orientare e coordinare tutte le attività. Sta per nascere un ‘equipe di evangelizzazione prevalentemente giovanile che con il consiglio pastorale articolerà il piano nel decorrere dei prossimi anni.
Ringrazio tutti per l’amicizia e il sostegno, la preghiera e l’interesse con cui accompagnate noi missionari. Qui stiamo preparando un grande presepio vivente dove tutti sono invitati a essere pastori e magi, adorando il Bambinello e donando un poco di riso e fagioli che poi saranno raccolti e distribuiti alle famiglie in difficoltà. Sforziamoci di fare della nostra vita un Natale permanente perché Gesù nasce in noi e per noi, tutti i giorni e tutte le volte che in tanti modi differenti ci facciamo amici dei + piccoli e abbandonati. Buon Natale e Buon Anno Nuovo. Padre Roberto
|