| Dalla missione di Bibwa Congo |
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| Giovedì 21 Dicembre 2006 17:06 |
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Carissimi amici Grazie delle vostre offerte che mostrano la vostra amicizia operosa. L’amicizia sembra una cosa nostra, che racconta il meglio di noi, ma in realtà sta raccontando Dio: la sorgente della bontà si trova in Dio che è Amore, l’acqua che offriamo a chi ha sete scorre in noi ma la sorgente è in Dio. È bello che la nostra vita mostri che Dio è vicino a ciascuno di noi: tanto vicino che ci è entrato dentro, perché l’abbiamo riconosciuto e accolto, l’abbiamo desiderato e possiamo donarlo. La vostra offerta è molto più che denaro: mostra che l’Amore di Dio è acqua viva che scorre nei nostri tronchi a volte nodosi, nei nostri rami a volte fragili, ma diventiamo capaci di portare frutto e di dare gloria al Padre nostro che ci sorride dal cielo e ci mostra la luce del suo volto. La vostra generosità aumenta la possibilità di agire; come un microfono amplifica la voce, così voi allargate gli spazi del mio impegno missionario, ma mettendoci del vostro, risvegliando la bontà di altre persone. Anche qui in Congo, quando racconto dell’interesse e dell’amicizia che voi mostrate, la gente è un po’ stupita, si sente considerata e stimata, e così recupera fiducia in se stessa e voglia di metterci più impegno. I bambini di qui intuiscono che il mondo è grande ed è l’unico mondo di tutti, vorrebbero conoscere la vita dei bambini d’Italia, e com’è fatta la loro scuola, sentono scorrere simpatia tra tutti, è bello sapere che la terra è un grande villaggio e noi di razze diverse siamo un popolo arcobaleno. L’unico sole splende sopra tutti, l’unico Dio sorride a tutti noi. A Bibwa la scuola elementare è fatta di sei anni, alla missione si sono iscritti 740 bambini e bambine, con tre prime e poi due seconde eccetera fino a due seste. Seguono due anni che sono chiamati ‘ciclo d’orientazione’, un po’ come le nostre medie; poi ci sono le scuole superiori, dalla terza alla sesta, e sono di due tipi: c’è la scuola per diventare maestri o maestre, e la scuola commerciale. In tutto ci sono circa 500 ragazzi o ragazze. Qui a Bibwa, in ogni classe delle elementari, un insegnante ha in media 55 bambini; nelle superiori ci sono 40 – 45 allievi per classe. Direte che sono tanti, ma come si fa? Le aule sono poche e i bambini sono tanti. Il Congo ha sessanta milioni di abitanti, Kinshasa ne contiene otto milioni, Bibwa è una periferia di Kinshasa cresciuta in fretta, in pochi anni è passata da 3 mila a 12 mila abitanti. Da voi, quando i bambini sono nati, le scuole c’erano già, qui c’era solo sabbia e arbusti. Noi, nelle poche aule che abbiamo, ci facciamo entrare al mattino le prime e seconde e terze, al pomeriggio le quarte e quinte e seste. Anzi, tanti non possono entrare da noi e cercano una scuola da un’altra parte. Siccome tocca ai genitori pagare gli insegnanti, e siccome i genitori preferiscono mangiare solo una volta al giorno per non fare mancare la scuola ai loro figli, qualcuno ne approfitta e mette su delle scuole elementari private, con l’idea di guadagnare, ma tutti i genitori preferirebbero mandare i figli alla scuola della missione che è la più stimata. Mettendo insieme quello che i genitori pagano, e aggiungendo qualcosa, riusciamo a pagare ogni insegnante sui settanta euro al mese. Tutti sanno che è poco, eppure tanti lavoratori e impiegati qui non ricevono neanche trenta euro al mese. Sono in bilico tra farcela e non farcela. Appena arriva la malaria, la verminosi, la febbre tifoidea, è come andare sotto acqua, e la mamma deve scegliere tra comprare la medicina o fare la cena o pagare la scuola. Continuo a trovare bambini e bambine in orario scolastico che stanno camminando a testa bassa; chiedo: “Dove andate?” “Ci hanno mandato via da scuola perché non abbiamo pagato”. Alla scuola della missione va un po’ meglio, dico un po’: d’accordo con gli insegnanti e il direttore, abbiamo fatto una lista di orfani o troppo poveri, e quasi di nascosto paghiamo la scuola per loro, con gli aiuti che anche voi mandate. Abbiamo le braccia corte e non arriviamo ad aiutare molti, ma ogni bambino ha un valore infinito e ci commuove il fatto che tanti, proprio quando pensavano di restare esclusi, fuori della festa, sono chiamati dentro, così come Gesù racconta la storia di quei ciechi e storpi che i servi sono andati a cercare per invitarli al banchetto della festa. Padre Benito, che è con me e viene dalla Valtellina, ha avuto la fortuna, quasi la grazia, di incontrare la famiglia Fossati vicino a Milano. Avete mai visto i dadi per il brodo STAR? Ecco, star vuol dire Stella, e Stella è il nome della moglie di chi ha fondato la fabbrica Star. Quando il papà e un figlio sono morti in un incidente, la famiglia Fossati ha cominciato una ‘fondazione’, mettendo da parte un po’ del guadagno per aiutare chi da solo non tiene il passo; ma se tu lo prendi per mano ce la fa a camminare insieme. Cosi, la fondazione Fossati ha aiutato a costruire le aule. Adesso c’è un’altra cosa buona. P.Benito vede i bambini che si addormentano a scuola perché troppo fiacchi, una volta una maestra sviene perché è troppo tempo che non ha mangiato, allora la figlia che ora guida la fabbrica Star ha fatto un assegno e ha dato a P. Benito i soldi necessari per dare a ogni bambino e a ogni insegnante un panino. Mamma mia, più di 1200 panini al giorno, come quella volta che Gesù ha moltiplicato pani e pesci. Diciamo, è bello ma è anche segno che qualcosa non va. Gesù ci ha insegnato a pregare: “Papà, dacci oggi il nostro pane quotidiano”, cioè, daccelo anche oggi, perché quello mangiato ieri l’abbiamo dimenticato. E ogni papà, ogni mamma si dà da fare per offrire ai figli colazione e merenda, pranzo e cena. È un onore per i genitori fare questo. Ma se papà Yakobo, infermiere, è pagato circa 25 euro al mese, e arriva a casa alla sera senza sporta, i bambini sanno che per oggi il nostro pane quotidiano salta il turno. Trovo Valérie che era alle scuole superiori per diventare maestra, le domando perché non è a scuola; mamma mi spiega che il papà lavora in città dove lavano i vestiti a secco, per 20 euro al mese, lei vende frittelle ma non basta. Se giro per le stradine di Bibwa, so che nessuno dei genitori ha soldi in banca, ma tra loro chi oggi ha qualcosa condivide col vicino. E la vita continua, col miracolo che ce la fanno. Viene da me Patricia (2° elementare) e mi confida: “Mamma ha detto di non avere paura che da mangiare ce n’è, ma che nessuno si ammali. E invece Christelle ha la febbre e la gola gonfia”. Dio sa quanti capelli una persona ha in testa e quanti pensieri ha nel cuore, e qui cantiamo un salmo di Davide che dice: “Sôlo akolala mponghí tè, Ye mobateli wa Israele” che vuol dire: “Davvero non si abbandona al sonno, Colui che protegge Israele”. Ieri giravo per alcuni quartieri di Bibwa dove manca l’acqua, per vedere come fare. Intanto ho portato il bidone di una bambina che era stanca per il peso e la distanza. Penso che ce la faremo. Cioè, c’è una valletta che divide i quartieri tra Mampuya, Singa Inga, Kibomango, Bòngolo e Beaté. Sotto c’è acqua, basta scavare 15 – 20 metri, massimo 30. Abbiamo fatto un incontro. Si tratta di scavare (a mano) e mettere degli anelli di cemento perché la sabbia non crolli sul pozzo o su chi scava. Metti una carrucola e una corda col secchio, e ogni quartiere avrà acqua per lavarsi e cucinare e fare l’orto. Finora abbiamo fatto cose serie, cioè pozzi profondi 60 metri (scavati da macchinari costosi) con pompa a mano che pesca profondo ma che domanda riparazioni. Così i pozzi sono troppo pochi per tanta gente. Col nuovo sistema di pozzi nelle zone basse, e fatti a mano, aggiungeremo acqua che fa fiorire la vita. Pensate, se uno deve costruire una casetta di una stanza o due o tre, con l’acqua per impastare la malta va subito meglio. Naturalmente tutto andrà avanti adagio, ma anche gli alberi crescono adagio. Ma altre cose belle stanno spuntando. Gli amici mi hanno fatto conoscere un albero che si chiama moringa. Cresce in fretta, le foglie sono un cibo ricco di ferro, c’è un sacco di vitamine dentro, e coi semi si purifica l’acqua. Mi spiego. Padre Enzo che è con noi (siamo in tre missionari) ha fatto prendere dalle mamme l’acqua del piccolo fiume Bibwa, che attraversando i nuovi quartieri abitati si riempie di inquinamento. Il bottiglione di vetro mette in mostra l’acqua sporca. P. Enzo prende i semi di moringa (seccati e ridotti in polvere) e li mette nell’acqua. Tutte a guardare. Dopo un’ora l’acqua era limpida e lui e io e tutte l’abbiamo bevuta, cioè funziona, possiamo tenere a bada tante malattie. Abbiamo già cominciato a moltiplicare gli alberelli. Dico la verità, avevo avuto la malaria e mi sentivo fiacco, ho fatto la tisana con le foglie di moringa e sono tornato forte; anche la maestra Astrida, maltrattata dalla malaria, me l’ha chiesta ed è passata a ringraziare. Seccando le foglie si può fare una polvere da mettere sopra l’altro cibo, come la manioca, e aumentano le vitamine e il ferro. Diverse mamme hanno cominciato a coltivare l’albero di moringa nell’orticello di casa. Cioè, la moringa diventa un albero, ma se strappi sempre le foglie per usarle rimane un piccolo arbusto. Anche il terreno magro e sabbioso di Bibwa è ottimo per farle crescere. Beh, adesso chiudo questa mia lettera, dicendovi ancora grazie per la vostra amicizia che diventa aiuto per i bambini di Bibwa: come tenere per mano altri amici e camminare insieme. Un caro saluto. Vi assicuriamo la nostra preghiera. P. Vittorio e amici di Bibwa. |
















