| Al villaggio di Macongo è nato un bambino |
|
|
|
| Venerdì 26 Dicembre 2008 20:04 |
|
Bambilo, Congo, 19 dicembre 2008. Carissimi amici tutti            Ieri sera sono tornato da un viaggio di visite ai villaggi, in gran parte a piedi, e ieri mattina al villaggio di Macongo è nato un bambino. Tenero tenero, gli basta sua mamma, non dirgli adesso che la vita sarà dura. Appena nato è bianco come i nostri, anche se è nato nella parte sbagliata della terra. Col permesso del papa abbiamo anticipato Betlemme di una settimana, c´era tutto, mancavano il bue e l´asino, ho provato a supplire in parte. Abbiamo gioito e lodato. Il giorno di Dio non è un giorno isolato, che viene e passa, ma è il suo modo di essere tra noi. Dio si è messo indifeso nelle mani dell´uomo, come ogni piccolo d´uomo arriva indifeso nelle nostre mani, speriamo siano le mani di Maria come per Gesù. Qui in Congo Erode è dietro l´angolo. Ma Dio è più vicino. È più forte. Andiamo in crisi quando si nasconde in un cucciolo d´uomo e pesa come ogni altro bébé e pare inutile. Ma più vicino di cosi´ non si può. Nella chiesetta di paglia e fango abbiamo cantato e supplicato, la gioia c´è ma non è piena, tutto è cominciato ma non ancora compiuto, chi esulta ha ragione e chi resta deluso ha ragione, la prima luce del mattino assomiglia alla sera ma si spalanca verso il sole, la gente di Macongo ha giocato la sua fiducia sul Dio di Gesù.                       La gente è semplice, buona come chi ha il cuore semplice, andando a piedi c´erano tante piccole fermate per salutare, dire che Dio è più grande del nostro cuore e sa tutto, ma prima di guardare ai nostri peccati guarda alla nostra sofferenza, alla speranza che ci ha messo dentro, alla fatica di conservarla. Avevo bisogno degli occhi dei bambini per rassicurarmi che la vita merita di essere vissuta. Nei bambini c´è la verità più profonda del nostro essere: il bisogno di sapersi amati, di essere importanti per qualcuno, trovare normale farsi coccolare. Nasciamo piccoli per imparare che siamo amati, diventiamo grandi per poter amare. Riesce solo in parte, ma almeno la prima tappa sia densa di vita, domani sapremo tener duro senza chiuderci a riccio. Il bambino indifeso di Betlemme resta sempre dentro di noi, possiamo essere facilmente feriti dalla vita, ma avremo fatto la scorza dura per tenere botta. A ogni piccolo villaggio i bambini in età scolare corrono a salutarmi, a stringermi le mani contendendosi il posto, i più piccoli vengono adagio accompagnati dalla sorellina più grande, tirano indietro e poi guardano la mano che mi ha toccato. Chi ha circa un anno "è nell´età della paura", grida vedendo una persona così diversa con gli occhiali, dico loro: "Noi ci salutiamo domani". Se dovessi raccontarvi la vita di questo popolo senza fare poesia, dovrei dire cose dure. Non tutta l´Africa è così, non tutto il Congo è così, ma qui siamo tra i più vinti e abbandonati. La cipolla ha tanti strati, tante gonne. La macchina fotografica si ferma all´esterno. In Italia tanti pensano alla mancanza di cose, noi figli del benessere siamo alla scuola della televisione e crediamo che la qualità della vita stia in ciò che a loro manca. Per esempio: hanno una paura profonda delle medicine magiche e delle stregonerie. Per questo preferiscono abitare nascosti in tanta foresta, dove il malocchio degli altri e gli intrugli dello stregone non arrivano. La mortalità è alta e ogni morte non spiegata è per loro dovuta alla stregoneria. Non c´è il minimo servizio sanitario nell´area di giorni di cammino, perfino a Bondo (capitale di distretto) hanno fatto il cesareo mandando una donna al mercato a comprare una Gillette. L´epilessia è diffusa, a Mangoli su 43 del gruppo abbiamo trovato 21 con l´epilessia. "Perché non vai a scuola?" "Perché ho la malattia del fuoco". Cioè durante il freddo della notte (la stagione secca è rigida) dormono intorno al fuoco e cadono. Il capo su 4 figli ne ha 3 con l´epilessia: questo nella zona più lontana e abbandonata di Bambilo, altrove va meglio. La medicina cercata l´abbiamo trovata ma bisogna prenderla tutti i giorni, non ci arrivano, un trimestre costa un euro e mezzo e pochi possonoNaturalmente tutto viene da malocchio. La maggioranza dei bambini non va a scuola, una generazione sacrificata. Le scuolette di paglia e fango sono mangiate dalle termiti e bisogna ricostruirle ogni anno, gli uomini non hanno una speranza di futuro e la negano ai figli. Per annegare tristezza e umiliazione, tanti uomini hanno imparato a distillare la linfa delle palme e tagliano le palme per fare un alcool (chiamato Kapara) che rende intontiti e poco a poco ti manda in paradiso (hanno già sofferto troppo per prendere un´altra razione). Sto conducendo una campagna senza riposo contro questa abitudine (abbastanza recente), i responsabili delle Comunità Cristiane devono lasciare o Kapara o lavoro di responsabili, saranno cristiani penitenti. Noi siamo abituati che "Gozzano" è qui, poco più in là c´è Borgomanero. Qui Bambilo non finisce mai, devi cercare la gente nei villaggi più fuori dal mondo, e come se non bastasse si disperdono nei campi per non farsi trovare dai poliziotti, dai soldati, dallo stregone. Per la preghiera domenicale del villaggio abbiamo preparato un testo semplice a loro portata, senza prete, lo gustano, lo condiscono di canti e danze, vogliono dire a Dio che se anche lui manca non resta proprio più nessuno. Ma trovare uno che sappia leggere, arrivando in fondo alla riga, riesce solo nei villaggi più importanti dove in qualche modo la scuoletta ha funzionato. Noi siamo abituati a parlare, a essere ascoltati in un dialogo di scambio, a riflettere sulla vita e trovare il modo di spiegarla. Qui no. La maggioranza ti risponde sempre di si, non importa cosa tu dici, l´importante è darti ragione, è pericoloso farsi dei nemici, e nessuno si apre con cuore rilassato. Sono sulla difensiva, aprono il pugnetto adagio adagio, bisogna dare loro tutto il tempo di studiare la situazione, poi qualcuno comincia e una piccola coda si aggiunge. È straordinaria l´importanza delle Piccole Comunità Cristiane dove abbiamo dato la Parola a loro, alle donne. Questa esperienza di trovarsi come sotto il sole di Dio, pacificando il cuore, trattando i loro problemi, li ha educati ai primi passi della Democrazia. Stiamo lottando per aprire la strada verso Sud e rompere l´isolamento. Chilometri di palude e di foresta sembrano ridere di te. È un vecchio sogno, l´unico per sopravvivere, adesso si sono riuniti in una Commissione, abbiamo dato spazio a tutti quelli che guardano verso il futuro e accettano di pagare il conto della fatica, della sofferenza, come la donna che partorisce. Guarda al di là del dolore, alla fierezza di vedere che ha dato la vita a un uomo. "Direte ai vostri figli: questa strada l´abbiamo fatta noi!". La Commissione è fatta da loro, io garantisco l´appoggio morale più le patatine. Il più difficile è avere l´appoggio dei capi locali. Di uno dicono che è cannibale (è stato in tribunale), un altro beve Kapara da mattina a sera e fa strage di palme, un altro non sa come si fa a guidare gli altri e ha paura che uno gli passi davanti. Sono soltanto povera gente che cerca di darsi importanza minacciando veleni. Li ho radunati tutti, con cattolici e protestanti e commercianti, uomini e donne, per dare loro la Parola, la Responsabilità . Ma se loro, i capi, non sono i primi responsabili, bloccano tutto, nessuno può uscire a dire una parola e radunare un gruppo di lavoro. Chi si mette davanti senza di loro, ha buone probabilità di morire avvelenato. Un rischio, per la gente che vuole fare. La mia presenza mette un elemento nuovo, tutti hanno voglia di fare. Sento la corale che prepara i canti di Natale, in lingua africana. Buon Natale! Un bambino in casa fa intuire cosa sia la vita, vita donata e ricevuta, lo stupore di un esserino che è una scheggia della propria vita e che è già se stesso. Quando tagliano il cordone ombelicale nasce alla sua libertà , alla vocazione della sua vita. Una donna ha nove mesi per interiorizzare uno stupore a cui non si mette la parola fine. Recuperiamo il senso della nostra vita, oltre le abitudini e il già scontato. Siamo aperti al mistero di Qualcuno o Qualcosa che vorremmo guardare negli occhi. Per me ogni bambino che nasce mi approssima a un bambino nato a Betlemme, ancora ignaro di un mondo asprigno, totalmente accolto e totalmente dato. Chiedo a Maria di Nazaret di fare a me e a voi le sue confidenze. BUON NATALE! E che l´Anno nuovo porti sapore di novità nelle nostre vite, mai imparate a memoria.                               |
















