La missione a partire dalla città

Terra di Tutti PDF Stampa E-mail
Giovedì 05 Febbraio 2009 10:12
Bondo 30 gennaio 09. Carissimi amici, a breve giro di posta mando ancora i miei saluti. Ho ricevuto una lettara da Gianni presidente di Terra di Tutti, con le proposte presentate da Franco al vostro incontro. Noi qui a Bondo veniamo fuori adesso da un grosso impegno che ci ha radunati tutti, preti africani e missionari, suore locali e laici congolesi. Abbiamo vissuto quattro giorni pieni di ‘Laboratorio’ sociopastorale, per fare in maniera approfondita e rigorosa l’analisi della nostra storia locale, della situazione della diocesi, delle speranze della gente e degli obiettivi che vogliamo raggiungere. Il vescovo Etienne Ung’eyowun ha fatto venire due esperti congolesi, ‘facilitatori’ del convegno, per accompagnarci nei lavori di ricerca e programmazione. Abbiamo così formulato un progetto di Chiesa locale a servizio del mondo, per manifestare come Dio vuole accompagnare il suo popolo verso orizzonti di terra nuova, dove la sua famiglia può vivere. Il vescovo ci ha detto che sui temi delle scienze sociali i laici sono molto più preparati del clero, e infatti eravamo orgogliosi del lavoro fatto, stupiti che tutto questo era stato fatto anche da noi, che di solito siamo considerati i cugini poveri.

Tra le cose che più ho notato, c’è la molteplicità di esperienze e di attese. Alcuni sono più sensibili agli aspetti che possiamo chiamare spirituali, uno sguardo che si volge verso l’interno della persona, verso le ragioni del suo vivere. Altri sono d’accordo su questo, ma subito desiderano uscire dal cenacolo per gridare a tutti che, se uno è uscito vivo dal sepolcro, magari è possibile a tutti.

A Bondo i facilitatori laici chiamati dal vescovo sono profondamente cristiani (uno, del Kivu, ha vissuto prima coi Saveriani), ma insieme tecnici di un modo organizzato e professionale di agire sul territorio. Questa complementarietà è stata preziosa per sentirci ricchi gli uni degli altri, armonizzati nel progetto e nelle strategie. Un clima di preghiera ha accompagnato i lavori, per non essere vittime di una illusione centrata sulle risorse umane, ma piuttosto accogliere insieme, in maniera adulta, le sfide operative della storia. Ho detto degli apostoli usciti dal cenacolo: non si lasciano Gesù alle spalle, se lo portano nel cuore, e vanno lontano.

Le proposte presentate da Franco possono essere belle, anche molto belle, ma soltanto il vostro discernimento dirà la parola giusta. Infatti si tratta di coinvolgere diocesi, territorio, comboniani, gruppi esistenti con proprio cammino, conservare gli elementi vitali della propria storia e fonderli con le ricchezze proposte da altre forze. In fisica ci hanno insegnato che tante forze dànno una risultante unica. Chi spinge il carro da dietro, o lo tira da davanti, o si trova a lato perché tanti urtano in salita, insieme danno la risultante di andare avanti dalla stessa parte. Un lavoro che domanda maturità, e nella maturità c’è una componente ‘fuori campo’ che è ‘la comunione dello Spirito Santo’. Sono solidale con voi, con la vostra ricerca di armonizzazione e di risultato, e prego per voi. Coraggio, anche diverse vele fanno gioco di squadra per sfuttare il vento e collaborare alla stessa spinta.

A marzo sarà fatto il consiglio provinciale dove presenteremo i progetti, soprattutto sanità e strada. Per ora siamo a livello informale ma fecondo, la gente si impegna e non puoi impedirgli di darsi da fare perché manca il timbro, la loro situazione sconfina nella disperazione e hanno urgente bisogno di farcela. Se pensiamo che ogni ‘progetto’ pastorale o sociale mostrerà i suoi frutti solo dopo 3 anni (se tutto va bene), non siamo in anticipo sui tempi, siamo solo in anticipo sui visti. D’altronde P. Eliseo, costretto dal ruolo a tirar via dall’acceleratore il piede di Vittorio, non lo ferma ma gli dice di accettare le regole del gioco. I superiori comboniani sembrano avere il freno facile, è solo per fare la media, e hanno ragione. In più, stiamo impegnandoci per mettere le autorità dello Stato dentro il progetto strada. L’associazione di Roa (formata da insegnanti e gente impegnata) sta formulando la sua carta d’identità per essere riconosciuta sul territorio, l’idea è presentarsi alle autorità sotto la copertura della Commissione diocesana di Sviluppo e Caritas, come filiale o succursale di un impegno diocesano riconosciuto: anche il vescovo ci incoraggia a fare così.

Per le scuole la situazione è dolorosa e urgente, in questi giorni ho preso un cartone di libri scolastici per gli insegnanti delle due scuole postelementari (a Bambilo e Roa), ho visitato gli uffici per sollecitare le autorità statali a riconoscere le scuole e pagare gli insegnanti, il coordinatore è partito per Kinshasa con i nostri documenti, speriamo non torni come Renzo dall’ufficio dell’Azzeccagarbugli. La mia macchiana fotografica ha esaurito le pile e non ho trovato neanche a Kisangani il ricambio, ma alcune foto di Elio sulle scuole le avevo portate in Italia, provate a valorizzare quelle. Sento l’urgenza della situazione, perché la fiducia nel futuro della scuola non abita più qui, i giovani se ne vanno e i genitori si sentono impotenti, forse a Bambilo la situazione è più dura che altrove ma su 100 persone non ne trovi 10 che sappiano leggere e scrivere in maniera corrente. In un mondo lanciato senza freni verso il cambiamento epocale, con grossi stiramenti, non solo le generazioni attuali sono sacrificate, ma una spaccatura lascierà fuori corsa una parte del Congo. Sentendomi incapace di affrontare tutto, spero di mettermi nel lavoro scolastico l’anno prossimo, se Dio vorrà. Ma la cosa bella è che col piano pastorale il vescovo desidera mettere insieme le varie parti della diocesi per condividere la stessa visione e la stessa fatica. Da Gesù in poi, ogni fatica e sofferenza umana è imparentata con le doglie del parto, è aperta alla vita.

Carissimi, per oggi vi lascio così, vi lascio alle vostre fatiche e alla vostra generosità, ma sappiamo di essere tutti nella stessa barca e cerchiamo insieme l’approdo. L’attuale crisi economica mondiale, ci ha detto il vescovo stamattina, cambierà gli equilibri attuali, l’uscita dalla crisi non porterà il mondo sulle vecchie posizioni, saranno cambiate le regole del gioco nei rapporti tra i popoli. Mi viene in mente la frase di Kirkegaard: “La nave è sballottata dalle onde, e il megafono è in mano al cuoco di bordo che grida il menù del giorno”. Il capitano della nave dov’è? Chiediamo a Gesù di essere colui che, sulla nostra barca, sulla barca del mondo, ci conduce all’approdo giusto.

                  Con affetto profondo, condividendo il vostro impegno, vi saluto.

                                                      Vostro P. Vittorio.

 

Comunità di resistenza

padre alex

“ Non basta leggere l’impero:

occorre resistere all’impero!

E si resiste non da soli

ma in comunità, in gruppi

che trovino la forza di

leggere la Parola,

di ritradurla nell’oggi. “

 

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